| … C’era una volta un Re,
sedeva su un grande trono dorato, tutta la sua reggia era
di uno splendore unico, ma i suoi occhi non erano quelli
di un Re:
… Una volta era felice, la sua guida giusta saggia
e potente, poi un giorno quel puro splendore iniziò
ad offuscarsi. In terre lontane nacque un nuovo regno e
giunsero voci che là fosse salito al trono un terribile
tiranno che comandava grandi eserciti. Il Re incominciò
ad essere preoccupato e le voci che venivano da quelle lontane
terre turbavano il suo sonno.
Ne parlò con i suoi consiglieri ed essi suggerirono
di conquistare altre terre, così da diventare più
potente, allora la sua fama si sarebbe accresciuta e avrebbe
tenuto lontano il pericoloso sovrano.
L’idea gli piacque, si vedeva regnare su di un immenso
impero, non avrebbe più avuto paura, anzi gli altri
Re avrebbero temuto il suo potere. Avrebbe riempito la sua
reggia con i tesori conquistati agli altri regni, avrebbe
dato grandi feste in suo onore e le donne più belle
di quelle terre sottomesse avrebbero danzato per lui.
… Ma le guerre non furono facili, grandi catastrofi
si abbatterono sul suo regno, molti raccolti andarono persi
e le sue armate con poco cibo si indebolirono, i nemici
si rafforzarono.
Ora sedeva su quel trono amareggiato, non controllava più
la situazione, le sue paure unite alle sue ambizioni e desideri
lo avevano portato su una via buia fatta di inganni avidità
arroganza.
Divenne servo di consiglieri dalla mente torbida che lo
illusero portandolo sempre più lontano dalla verità,
sempre più lontano dalla regalità. Di fatto
non era più un Re.
… Allora tormentato dalla rabbia e dall’ansia
si rivolse a un grande studioso, questi gli disse “così
è la condizione umana: non siamo padroni in casa
nostra, purtroppo la nostra mente al 90% è governata
dallo spirito inconscio, è impossibile essere liberi,
bisogna accettare questa schiavitù e rinunciare alla
vana ricerca della felicità, possiamo solo scendere
a compromessi con i nostri istinti e con questo mondo.”
Sì, sì, sì, diceva il Re, cosa devo
fare allora?
… Attraverso molte analisi gli parve di trovare una
via d’uscita dalla sua angoscia: decise che si sarebbe
alleato al malvagio tiranno delle terre lontane così
mandò un emissario con molti doni a quel sovrano
chiedendo un incontro d’affari. Passarono poche stagioni
e le preoccupazioni divennero più insidiose, il malumore
continuo, perché non poteva fidarsi del suo nuovo
“socio”, così i suoi occhi non erano
più quelli di un Re.
… Eppure una volta era stato Re, questo ricordo profondamente
celato nella sua anima era l’unica vera perla che
realmente possedeva, un giorno anche lui l’avrebbe
riscoperta.
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