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Fabio Vallicelli

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Brano: Gli occhi del Re
 

 

FABIO VALLICELLI
GLI OCCHI DEL RE

… C’era una volta un Re, sedeva su un grande trono dorato, tutta la sua reggia era di uno splendore unico, ma i suoi occhi non erano quelli di un Re:
… Una volta era felice, la sua guida giusta saggia e potente, poi un giorno quel puro splendore iniziò ad offuscarsi. In terre lontane nacque un nuovo regno e giunsero voci che là fosse salito al trono un terribile tiranno che comandava grandi eserciti. Il Re incominciò ad essere preoccupato e le voci che venivano da quelle lontane terre turbavano il suo sonno.
Ne parlò con i suoi consiglieri ed essi suggerirono di conquistare altre terre, così da diventare più potente, allora la sua fama si sarebbe accresciuta e avrebbe tenuto lontano il pericoloso sovrano.
L’idea gli piacque, si vedeva regnare su di un immenso impero, non avrebbe più avuto paura, anzi gli altri Re avrebbero temuto il suo potere. Avrebbe riempito la sua reggia con i tesori conquistati agli altri regni, avrebbe dato grandi feste in suo onore e le donne più belle di quelle terre sottomesse avrebbero danzato per lui.
… Ma le guerre non furono facili, grandi catastrofi si abbatterono sul suo regno, molti raccolti andarono persi e le sue armate con poco cibo si indebolirono, i nemici si rafforzarono.
Ora sedeva su quel trono amareggiato, non controllava più la situazione, le sue paure unite alle sue ambizioni e desideri lo avevano portato su una via buia fatta di inganni avidità arroganza.
Divenne servo di consiglieri dalla mente torbida che lo illusero portandolo sempre più lontano dalla verità, sempre più lontano dalla regalità. Di fatto non era più un Re.
… Allora tormentato dalla rabbia e dall’ansia si rivolse a un grande studioso, questi gli disse “così è la condizione umana: non siamo padroni in casa nostra, purtroppo la nostra mente al 90% è governata dallo spirito inconscio, è impossibile essere liberi, bisogna accettare questa schiavitù e rinunciare alla vana ricerca della felicità, possiamo solo scendere a compromessi con i nostri istinti e con questo mondo.” Sì, sì, sì, diceva il Re, cosa devo fare allora?
… Attraverso molte analisi gli parve di trovare una via d’uscita dalla sua angoscia: decise che si sarebbe alleato al malvagio tiranno delle terre lontane così mandò un emissario con molti doni a quel sovrano chiedendo un incontro d’affari. Passarono poche stagioni e le preoccupazioni divennero più insidiose, il malumore continuo, perché non poteva fidarsi del suo nuovo “socio”, così i suoi occhi non erano più quelli di un Re.
… Eppure una volta era stato Re, questo ricordo profondamente celato nella sua anima era l’unica vera perla che realmente possedeva, un giorno anche lui l’avrebbe riscoperta.


 
 
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