C’era una volta un melo che divenne
cosciente, questa è la sua storia.
Iniziò con il guardarsi attorno, per lui tutto
era nuovo, infatti prima era totalmente immerso nella
non coscienza, ora poteva vedere: a est c’era una
vallata: con il tempo da verde divenne gialla, poi stepposa,
poi bruna, poi tornò verde: imparò che era
un campo di grano.
Imparò anche che lui era un melo, che a ovest,
oltre alle file di meli, c’era un boschetto di querce
arrampicate sul fianco di una collina. Imparò molte
altre cose; il suo maggior interesse era però il
Sole, su di esso con una vigile e costante attenzione
scoprì moltissimi segreti scientifici.
Lui cresceva bene, ma dopo alcuni anni le cose iniziarono
a cambiare. Una nuova gestione imprenditoriale tagliò
il boschetto di querce, piantò tutti meli, anche
nel campo di grano, e iniziarono a inondarlo con nuvole
di prodotti di un odore pungente che toglievano il respiro
e facevano lacrimare le foglie. Gli davano cose da mangiare
molto sofisticate che lo gonfiavano tutto lasciandolo
però con un senso di debolezza e offuscamento nella
sua giovane coscienza.
Si ammalava di strane influenze, allergie, funghi e muffe,
per fortuna lo curavano molto, ma non era mai veramente
in salute come una volta.
Però era molto fiero delle sue mele, quelle erano
diventate molto grandi e lui ne produceva più degli
altri meli che aveva attorno, era il melo più ricco
e questo per lui era una ragione di orgoglio e di vita,
per i suoi meriti veniva molto apprezzato dai nuovi imprenditori.
Se gli altri meli avessero avuto un pizzico di coscienza
certamente sarebbero stati invidiosi della sua superiorità.
Che disastro! quando un’improvvisa tromba d’aria
e grandinata distrusse tutto. Lui perse molti rami e tutte
le mele, gli imprenditori incassarono i soldi dell’assicurazione,
dello Stato, della CE, poi abbandonarono il campo a se
stesso.
Guardandosi attorno la rabbia e l’amarezza lo attanagliavano,
alcuni alberi che erano cresciuti meno di lui ora sembravano
quasi indenni, lui invece era impresentabile, così
mutilato e senza una mela, davvero si sentiva inutile,
che senso c’era a essere un melo senza mele?
C’era tanta infelicità in lui, almeno fosse
stato incosciente, invece no, vedeva quel disastro, si
sentiva smarrito senza una via d’uscita.
Fu allora che avvenne un altro miracolo. La prima volta
fu quando cadde l’oscuro velo della non coscienza
e divenne consapevole della sua forma di albero e del
suo nome .
La seconda volta avvenne quando smise per un attimo di
guardarsi attorno e iniziò ad ascoltarsi.
Il Sole con la sua luce calda lo avvolgeva di energia
e questa energia prendeva forma e si trasformava in ciò
che era lui: radici fusto rami foglie gemme frutti, era
meraviglioso sentirsi un’emanazione viva e cosciente
del Sole, e grazie alla terra, all’acqua e al cielo
lui era.
E lasciando fiorire in sé questa gratitudine per
il Tutto scoprì il cuore o il seme della sua coscienza,
mele o non mele, lui prima di ogni particolare caratteristica
era un’entità intangibile e consapevole.
“Sono la luce di consapevolezza senza forma e senza
nome che sta dietro alla vista fisica, e tutto quello
che è accaduto di bello o brutto ha contribuito
a questa consapevolezza di essere al di là di ogni
evento di ogni storia.”