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Fabio Vallicelli

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Brano: Il Melo
 

 

FABIO VALLICELLI
IL MELO

C’era una volta un melo che divenne cosciente, questa è la sua storia.
Iniziò con il guardarsi attorno, per lui tutto era nuovo, infatti prima era totalmente immerso nella non coscienza, ora poteva vedere: a est c’era una vallata: con il tempo da verde divenne gialla, poi stepposa, poi bruna, poi tornò verde: imparò che era un campo di grano.
Imparò anche che lui era un melo, che a ovest, oltre alle file di meli, c’era un boschetto di querce arrampicate sul fianco di una collina. Imparò molte altre cose; il suo maggior interesse era però il Sole, su di esso con una vigile e costante attenzione scoprì moltissimi segreti scientifici.
Lui cresceva bene, ma dopo alcuni anni le cose iniziarono a cambiare. Una nuova gestione imprenditoriale tagliò il boschetto di querce, piantò tutti meli, anche nel campo di grano, e iniziarono a inondarlo con nuvole di prodotti di un odore pungente che toglievano il respiro e facevano lacrimare le foglie. Gli davano cose da mangiare molto sofisticate che lo gonfiavano tutto lasciandolo però con un senso di debolezza e offuscamento nella sua giovane coscienza.
Si ammalava di strane influenze, allergie, funghi e muffe, per fortuna lo curavano molto, ma non era mai veramente in salute come una volta.
Però era molto fiero delle sue mele, quelle erano diventate molto grandi e lui ne produceva più degli altri meli che aveva attorno, era il melo più ricco e questo per lui era una ragione di orgoglio e di vita, per i suoi meriti veniva molto apprezzato dai nuovi imprenditori. Se gli altri meli avessero avuto un pizzico di coscienza certamente sarebbero stati invidiosi della sua superiorità.
Che disastro! quando un’improvvisa tromba d’aria e grandinata distrusse tutto. Lui perse molti rami e tutte le mele, gli imprenditori incassarono i soldi dell’assicurazione, dello Stato, della CE, poi abbandonarono il campo a se stesso.
Guardandosi attorno la rabbia e l’amarezza lo attanagliavano, alcuni alberi che erano cresciuti meno di lui ora sembravano quasi indenni, lui invece era impresentabile, così mutilato e senza una mela, davvero si sentiva inutile, che senso c’era a essere un melo senza mele?
C’era tanta infelicità in lui, almeno fosse stato incosciente, invece no, vedeva quel disastro, si sentiva smarrito senza una via d’uscita.
Fu allora che avvenne un altro miracolo. La prima volta fu quando cadde l’oscuro velo della non coscienza e divenne consapevole della sua forma di albero e del suo nome .
La seconda volta avvenne quando smise per un attimo di guardarsi attorno e iniziò ad ascoltarsi.
Il Sole con la sua luce calda lo avvolgeva di energia e questa energia prendeva forma e si trasformava in ciò che era lui: radici fusto rami foglie gemme frutti, era meraviglioso sentirsi un’emanazione viva e cosciente del Sole, e grazie alla terra, all’acqua e al cielo lui era.
E lasciando fiorire in sé questa gratitudine per il Tutto scoprì il cuore o il seme della sua coscienza, mele o non mele, lui prima di ogni particolare caratteristica era un’entità intangibile e consapevole.
“Sono la luce di consapevolezza senza forma e senza nome che sta dietro alla vista fisica, e tutto quello che è accaduto di bello o brutto ha contribuito a questa consapevolezza di essere al di là di ogni evento di ogni storia.”

 
 
Webmaster Francesco Scorza