Avevo l’idea di iscrivermi alla
facoltà di psicologia, però avendo già
sostenuto esami in tale disciplina durante gli studi di
scienze politiche, sapevo che non era esattamente quello
il genere di conoscenza psicologica che avrebbe arricchito
la mia comprensione.
Mentre stavo entrando in emeroteca passai a scorrere tutti
i depliant affissi in bacheca. Lessi con curiosità
di alcuni corsi sul tema mente-corpo, su come conoscere
se stessi, su come gestire lo stress. C’era un depliant
sul quale mi soffermai: non faceva tanto la presentazione
di un corso, già comunicava il sapore di una conoscenza
indicando un metodo di meditazione. Era sottoscritto da
un’organizzazione non governativa, le cui attività
sono offerte gratuitamente come servizio alla comunità,
la Brahma Kumaris World Spiritual University con statuto
di membro consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale
delle Nazioni Unite, e c’era il nome di una persona
di Ravenna alla quale fare riferimento.
Iniziai a praticare il raja yoga nel maggio del 1994.
Cosa ho trovato in Eugenio?
Una vibrazione spumeggiante.
Una vibrazione di ebbrezza scintillante senza causa apparente.
Uno spirito semplice concentrato in uno yoga potente e
facile.
Una consapevolezza stabile in una leggerezza elevata.
Una conoscenza sperimentata e sostenuta dalla vita.
Sentivo che la meditazione succedeva.
Stavo in raja yoga due, tre, quattro volte alla settimana,
per venti, quaranta, sessanta minuti.
Mi era più facile da solo che quando mi recavo
a lezione.
Lo spirito galleggiava, si rinfrescava e si ristorava.
Era una realtà che non poggiava su nulla,
solo sulla purezza spirituale dell’anima,
se l’anima esiste, non so.
Non discutevo le spiegazioni,
non facevo domande,
quello che raccontava come se fossero favole
pareva provenire da una realtà superiore non di
questo mondo,
ma accessibile con un facile passo,
c’era beneficio e potere,
conoscenza e utilità pratica.
Così dal beneficio alla consapevolezza,
dalla consapevolezza alla virtù,
nel raja yoga ho preso nascita.