|
|
| Biografia
|
|
|
| |
| Presentazione
|
|
Sofferenti, straziati, devastati. I volti allucinati di Stefania Polese sono accomunati da un urlo di dolore soffocato. Ritratti che mettono a nudo inquietudini radicate nell’anima, sofferenze svelate attraverso l’impietoso tratto deformante che rende accessibile ciò che ai più risulta impenetrabile.
L’altro uomo è la coraggiosa ricerca introspettiva di un’artista che conosce i timori più reconditi dell’animo umano. Racconta l’individuo che impegnato a scrutare nell’oscurità del proprio essere scopre disarmanti debolezze, ma anche una violenta reazione alla deturpazione alla quale la società va incontro, svelata attraverso deformazioni fisionomiche.
Da una prima analisi ciò che emerge è un primitivismo pittorico che dagli spietati ritratti di Goya passa alle accensioni cromatiche e alle distorsioni espressionistiche della Die Bruke per giungere alle maschere grottesche di Ensor fino ai volti apocalittici di Enrico Baj.
Il linguaggio di Stefania Polese è espressione di un forte travaglio personale e sociale, il mezzo che rivela la drammaticità di una realtà alla quale vorremmo sfuggire, il profondo smarrimento sopraffatto dalla paura di entrare in sintonia con “l’altro”.
[…] Polese giunge ad esiti di autentica drammaticità insita nella precarietà esistenziale, dalla dolorosa rivelazione di una ferita che inevitabilmente lascia come segno implacabile solitudine.
Roberta Vanali
|
| |
| Gallery |
|